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Sazi o schiavi?

Sazi, di cosa?

Ci sarà ancora chi vedrà il segno e sarà saziato dai pani e dai pesci? C’è ancora chi riconosce un modo nuovo di essere sazi? Essere colmi di quel pane e e di quel pesce che è il suo Amore ci fa pregustare il compimento.

Siamo nutriti da Gesù in noi, che sazia la fame del “mare buio” che è presente in noi. Sono i nostri abissi da dove escono tenebre, paure, insicurezze. E’ lo Sheol che induce il nostro io fragile e spaventato a difendersi.

L’uomo che non è sazio di cibo buono continuamente scorrazza in cerca di immondizia, come un predatore nel mondo dei morti (Mc 5, 3). Chi vive nella fede la carità faticosa (1 TS, 1-3), vede placarsi il bisogno di autodifesa personale, e di mangiare dalle molteplici passioni che ci propina il mondo.

Il segno della Pasqua

Proviamo a pensare che il segno è solo uno, quello della Pasqua e Gesù ci mostra come noi stessi diventiamo molti pani e pesci,  moltiplicati nel Battesimo. Siamo allora nutriti e saziati da Gesù in noi e come pesciolini possiamo nuotare nei nostri abissi perché se Lui è pesce in noi, non affogheremo. Con Fede operosa andiamo con più fiducia a nuotare nelle profondità della nostra vita, perché certi che il Padre è sempre il relazione con il Figlio, e così noi in Lui siamo salvi.

Questo muove in noi quell’ energia vitale che ci viene elargita per non spezzarci nelle prove piccole e grandi. Possiamo ricordare il Crisma olio del sacramento della Cresima. E insieme nasce la fermezza nella Speranza.

Negli atti possiamo vedere che chi è di Dio non viene distrutto. E nemmeno ciò che Dio vuole fare sorgere. Lui lo protegge. Il suo Corpo, la Chiesa : “Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest’opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!”  Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero flagellare e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù”. (At 5, 38-41)

L’acqua del mare: dalla morte alla trasparenza della libertà

Ora liberi dal sinedrio, quindi dai giudizi del mondo, sono degni di vivere la carità con fatica per il nome di Gesù. Per annunciare un modo di amare, vivere e stare nelle relazioni. E così sempre più liberi da schiavitù, in Cristo diventiamo quel dono, Eucaristia, pane per dare da mangiare agli altri. Non pensando che i loro problemi verranno risolti solo vestendoli e dando loro da mangiare o bere. Ma dando invece testimonianza di quella libertà che ci riveste di Luce nuova, che ci sazia di cibo buono e così li andiamo a trovare nelle prigioni dei loro cuori. Molti cuori sono infatti schiavi, e per questo siamo mandati a trovare i carcerati, dove il carcerato è anche Gesù.

La Buona Novella è che ognuno sia libero di pescare nel mare aperto della Vita Nuova, cosicché ogni cosa possa passare nel Regno. Sapendo nel cuore che siamo e altri saranno sazi di Vita eterna, larga e gustosa.

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