Nella steppa pianterò olmi e cipressi (Is 41, 19)
Nella steppa pianterò olmi e cipressi (Is 41, 19)

Ci siamo persi qualcosa? No, nulla, è solo cambiato tutto

Oggi, festa della Natività di Maria, torniamo a scrivere qualche pagina in questo sito. Ci siamo resi conto che sono passati sei mesi interi dall’ultimo post – guarda caso, risaliva a fine febbraio, poche ore prima del lockdown (ci avessero chiesto solo una anno fa il significato di questa parola!). Sei mesi di cambiamenti profondi, e di cui solo il tempo ci potrà consegnare il significato. Certamente, nessuno di noi era preparato a vivere, ma anche ad immaginare, un evento che ha toccato in breve tempo la popolazione mondiale ed il modo di relazionarsi. Un periodo la cui drammaticità resterà plasticamente incisa dall’immagine di Francesco che benedice il mondo elevando il Santissimo. Solo, nella pioggia di una fredda sera romana.

Da quella immagine e’ giusto ripartire. Dalla consapevolezza che in Cristo tutta l’umanità’ è nuovamente ogni giorno benedetta. Che il Creato non è più un mondo ostile, ma il luogo della nostra salvezza. Che la Terra stessa da sempre ci chiede di entrare con noi nel Regno. Che la vita, ogni singola aziona della nostra vita, sia leitourghía – opera che tutto riporta a Dio.

In questi giorni, appare diffuso il desiderio di ritornare a vivere come prima, espresso in un diffuso negazionismo. I cambiamenti non possono essere accettato da tutti, tanto meno essere imposti dalla legge. Ma solo lo stolto non vede i segni dei tempi.

Davanti ai nostri occhi si dissolve come nebbia al sole il paradigma della civiltà che ci ha formato negli ultimi duecento anni: che siamo i signori del Creato, possiamo tutto e il mondo appartiene a noi. Stanno arrivando tempi nuovi.”

Olga Tokarczuk