Il discernimento: bravura o dono?

Cosa significa discernere

In linea di massima, tutti sappiamo cosa significhi discernere. La persona, o la coppia, passa al setaccio varie opzioni e si orienta a compiere quella che ritiene migliore. Ma discernere non equivale a scegliere: discernere (dis-cernere) significa infatti “separare da”. Significa avere la capacità di dare la priorità alle scelte che in quel momento, in quella situazione non solo rappresentano un bene possibile per noi coppia, ma il massimo del bene possibile. È infatti volontà del Padre che “ogni tralcio porti più frutto(Gv 15, 2) e che il seme “germogli e frutti cento volte tanto(Lc 8,8).

Derive pericolose

Un discernimento posto in questi termini potrebbe pero’ presentare due conseguenze molto pericolose. Da un lato, la ricerca del “massimo bene” può sembrare uno sforzo immotivato. Non e’ l’atto di scegliere un bene già di per sé faticoso? Forse che al Signore non basta il poco bene che riusciamo a compiere quotidianamente? Forse Dio e’ talmente inflessibile e spietato da pretendere in ogni momento una tensione inesauribile ed inarrivabile? In fondo, non e’ forse questa l’immagine equivoca che abbiamo Padre? “Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti” (Lc 17, 9) . Sorge dunque il problema: come conciliare l’immagine di un Dio Padre, misericordioso con un Dio che pretende tutto dai suoi servi?

In secondo luogo, nell’incertezza di quale bene scegliere, facilmente la scelta sarà rivolta non verso una qualità del bene. Piuttosto, ci si orienterà a compiere il massimo di un bene ideale. E pertanto, per non sbagliarsi nel caso ancora non fosse sufficiente, ci si troverebbe ad impegnarsi su tante buone scelte, supplendo il discernimento della qualità con la quantità.

Questi due atteggiamenti – la scelta di un bene “ideal-pensato” e l’iperattivismo del bene – sono piuttosto diffusi e svelano la loro vera natura nel senso di svuotamento che prima o poi generano 1 . Essi sono infatti ancora legati all’ambito della ragione e della volontà umana. Ma una ragione ed una volontà non illuminate dallo Spirito non riescono ad avere un corretto orientamento verso Dio.

Il discernimento frutto dell’azione creativa dello Spirito

La faccenda dunque e’ seria. Essa infatti rivela come non sia possibile alcun discernimento personale o di coppia senza l’azione dello Spirito. Ma poiché la Pentecoste è dono della Pasqua 2, non è possibile separare il discernimento dall’accoglienza dell’Amore pasquale. E poiché è impossibile vivere l’Amore pasquale – interamente dono, interamente agape – al di fuori del Figlio, non è possibile un discernimento estraneo alle realtà battesimali ed eucaristiche.

Un discernimento è allora possibile solo attraverso lo Spirito, innestati nella vita del Figlio, ricevendo l’Amore del Padre. È solo la piena accoglienza della Vita Nuova che dona alla coppia quella prospettiva ampia, gioiosa, creativa e feconda che le consente di “discernere il massimo bene”.


  1. Si veda la lettera “Placuit Deo” della Congregazione per la dottrina della Fede
  2. Nella tradizione patristica e liturgica i cinquanta giorni tra la Pasqua e la Pentecoste sono considerati come una grande domenica, un solo “grande giorno”; San Atanasio chiama la cinquantina pasquale “il santo giorno di Pentecoste”, “grande domenica”, “simbolo del mondo futuro”.

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