Discernere ed accompagnare nella concretezza della vita

Discernere ed accompagnare: due verbi chiave

Il discernere e l’accompagnare sono due verbi entrati nel linguaggio della Chiesa dopo la pubblicazione, della esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Francesco, ormai tre anni fa. Si tratta di due termini imbevuti, anzi caratteristici, della spiritualità ignaziana ed in questo senso sono certamente un dono che il primo papa gesuita ha voluto fare alla Chiesa universale. Ma comprendere come questi termini possano relazionarsi con il tema della spiritualità familiare può essere faticoso per molti, specialmente per coloro che non hanno avuto la possibilità di approfondire il mondo di S. Ignazio.

Ricordiamo ancora con profonda emozione quando, la sera del 13 marzo 2013, apprendemmo che il successore di Benedetto era argentino, gesuita ed aveva scelto il nome di Francesco. Per noi due, che da alcuni anni avevamo iniziato ad avvicinarsi all’esperienza degli Esercizi Spirituali di Ignazio – ma che appena potevamo (e ancora adesso quando possiamo) scappavamo all’Eremo delle Carceri o della Verna – questo rappresentava una conferma interiore della immensa ricchezza di tesori spirituali della nostra tradizione a cui tutti, sposi in particolare, possono attingere.

Quali pericoli?

Ci sembra che il maggiore pericolo da evitare sia proprio quello di separare lo spirituale dal discernimento e dall’accompagnamento. Questa tentazione sarà tanto più presente quanto più si offrirà spazio al desiderio di essere noi stessi i protagonisti della nostra storia, delle nostre vicende. Un discernimento ed un accompagnamento siffatto saranno allora molto basati sulla nostra volontà, sul senso di quello che ci sembra immediatamente più giusto sul piano morale, o psicologico, o sociale. Appare concreto il rischio che il discernimento diventi un decidere una strada ragionevole, e l’accompagnamento uno strumento per condurre le persone per questa strada da noi segnata.

Ma Ignazio, assieme ai Padri della Chiesa, insegna che non esiste discernimento ed accompagnamento senza una libertà interiore. Una libertà interiore che nessuno di noi ha o può avere, ma che discende direttamente dai frutti dello Spirito (“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è legge.” Gal 5:22-23). Appare allora chiaro come sia il discernimento che l’accompagnamento sono possibili solo all’interno di una vita spirituale, di una relazione personale con il Signore. Ma questo non significa cadere in una sorta di “spiritualismo”, che rende tutto ovattato, tutto indefinito, tutto immateriale. Anzi, poiché proprio il discernere e l’accompagnare sono necessità quotidiane della vita famigliare (si pensi a quante scelte debba fare una famiglia ogni giorno, o a quanto gli sposi siano chiamati ad accompagnare i loro figli), questi atti sono a fondamento della spiritualità familiare. Discernere ed accompagnare sono allora fine e principio della vita spirituale in famiglia; mezzo e scopo contemporaneamente, senso e antinomia allo stesso tempo.

Il senso del percorso spirituale

Se dovessimo riassumere in poche parole il senso del nostro percorso spirituale, dovremmo ammettere che tutto si riconduce ad un discernere la volontà del Signore ed a un accompagnarci vicendevolmente. Cosa significa questo? In primo luogo, non avere un progetto fisso, chiaro per la nostra famiglia. Ci siamo sempre stupiti di quanto molti amici, molte coppie che abbiamo incontrato avessero degli obiettivi ben chiari nella loro mente, per loro stessi e per i loro figli. Ad essere sinceri, in un primo momento provavamo quasi una sorta di ammirazione – se non di una qualche invidia – per coloro che così bene riuscivano a formulare e a compiere dei loro progetti.  Come se in fondo la felicità della coppia si realizzasse solo attraverso il compimento del desiderio, la pienezza nella perfezione formale.

Ma il Signore ci ha insegnato la pazienza di aspettarlo. Ogni volta che forzavamo una decisione, ogni volta che volevamo accelerare il passo, di fronte a noi si apriva il silenzio, il buio. Quel buio che ti obbliga a fermarti, a cercare un Volto non davanti ma “dietro di noi” (Ap 1,10). Discernere con il Signore nella libertà fa rilevare, proprio nei momenti di buio, un varco in direzione completamente opposta. Accompagnare con il Signore mostra il suo Spirito anche nelle rotture, nelle crisi.

Il nostro cammino di sposi, in fondo, è sempre stato un lasciare, in una realtà che ha tolto nulla ed ha aggiunto tutto.